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Svelare i copioni affettivi: perché ripetiamo sempre la stessa storia?

Ti è mai capitato di avere la sensazione di aver già vissuto una relazione, anche se il partner è diverso? Di ritrovarti incastrato nello stesso finale amaro, nonostante le premesse fossero eccellenti?

In psicologia, questa non è sfortuna: è il copione. Come teorizzato da Eric Berne, il fondatore dell’Analisi Transazionale, il copione è un piano di vita che scriviamo nell’infanzia, basato su decisioni precoci prese per sopravvivere emotivamente nel nostro ambiente familiare. È una storia già scritta che mettiamo in scena inconsciamente, cercando attori che si adattino ai ruoli che abbiamo stabilito anni fa.

Tuttavia, per comprendere davvero la forza di questi schemi, dobbiamo guardare oltre il singolo individuo. Secondo Gregory Bateson e la Scuola di Palo Alto, il comportamento umano non può essere compreso isolatamente: siamo immersi in una rete di relazioni circolari dove ogni nostra mossa influenza l’altro e viceversa. Il copione non è solo un “fatto interno”, ma una modalità di stare nel mondo che abbiamo appreso per mantenere l’equilibrio del nostro sistema d’origine. Siamo, insomma, parte di un ingranaggio più grande che continua a girare anche quando pensiamo di essere liberi.

Le ingiunzioni: i messaggi silenziosi della famiglia

Nessun copione nasce nel vuoto. Secondo la prospettiva sistemico-relazionale, noi siamo parte di un organismo più ampio: la famiglia. Fin da piccoli, assorbiamo le “ingiunzioni”, ovvero messaggi non verbali e aspettative che i nostri genitori o i sistemi familiari ci trasmettono. “Non essere te stesso”, “Non fidarti”, “Non riuscire”: sono diktat silenziosi che diventano la nostra bussola.

Questi messaggi creano degli incastri del carattere che ci portano a scegliere partner capaci di confermare la nostra visione del mondo. Se il mio sistema familiare mi ha insegnato che l’amore è sacrificio e negazione di sé, cercherò inconsciamente situazioni in cui la mia voce venga soffocata, alimentando quella circolarità disfunzionale che Bateson descriveva come una danza senza fine. Siamo incastrati in una dinamica dove il passato continua a dettare le regole del presente.

Drammatizzare in Gestalt: agire sul passato nel presente

Se Berne ci aiuta a comprendere la trama del copione e Bateson ci spiega la scenografia, la Gestalt è una via per rimettere mano alla propria storia.

In studio a Firenze, Bologna o nelle sessioni Online, attraverso tecniche Gestalt possiamo portare davanti a sé il passato e gli schemi e trasformare nel presente ciò che non ci piace. Non ne parliamo e basta: facciamo accadere le cose.

Attraverso la drammatizzazione, iniziamo a sperimentare nuove vie per provare ad andare verso la strada tracciata da bisogni e desideri che non abbiamo avuto modo o il coraggio di ascoltare. Portiamo i nodi emotivi nel qui e ora affinché possano essere sciolti attraverso l’azione e il sentire. Solo esperendo emozioni, attraversando un dolore autentico con empatia ed energia consolatoria, oggettivando le paure, sentendo la gioia e liberando la paura dietro gli automatismi possiamo trasformare il vecchio schema in una nuova possibilità. La Gestalt ci permette di smettere di “pensare” al cambiamento e iniziare finalmente a praticarlo.

Il Gruppo: sciogliere le lealtà invisibili

Il lavoro in gruppo potenzia questa via, trasformandosi in un laboratorio vivente. Gli altri partecipanti possono diventare i rappresentanti dei nodi del tuo sistema, permettendoti di osservare “dall’esterno” la tua stessa vita.

Osservare la propria dinamica proiettata nello spazio permette di identificare quelle lealtà invisibili che ti impediscono di evolvere. Attraverso l’azione e la presenza del gruppo, puoi sperimentare il coraggio di scegliere per te stesso, abbandonando i ruoli che ti sono stati assegnati. È un processo di svezzamento psicologico: impariamo a distinguere ciò che è nostro dai pesi che portiamo per mantenere in piedi il sistema familiare.

Riprendersi il diritto all’autonomia: oltre la ripetizione

L’obiettivo profondo dell’elaborazione dei copioni non è “aggiustare” il passato, ma smettere di permettergli di occupare abusivamente il nostro presente. Quando riconosciamo il gioco relazionale in cui siamo finiti, smettiamo di essere una semplice reazione agli eventi o alle aspettative altrui. Uscire dal copione significa passare dalla ripetizione subita alla risposta creativa: la capacità di generare un atto inedito, che rompa la catena delle lealtà invisibili per rispondere finalmente ai bisogni che urgono oggi.

Riacquisire la propria libertà significa passare da una vita vissuta come l’esecuzione di un mandato familiare a una vita agita con sovranità di sé. È il momento in cui il “così deve andare” si trasforma in un “io scelgo che vada così”, trasformando un destino ereditato in una traiettoria autentica, dove l’automatismo della reazione lascia finalmente il posto alla verità del desiderio.

Se senti che vuoi intraprendere un nuovo percorso di scoperta e trasformazione, mi trovi nei miei studi di Firenze (Zona Piazza Alberti) e Bologna (Zona San Vitale) o nei percorsi Online.

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Niccolò Di Paolo | Psicologo Gestalt

Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Toscana (n. 11261). Ricevo presso lo studio professionale di Firenze (zona Piazza Alberti), Bologna (zona San Vitale) e tramite consulenza Online.

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