Spesso crediamo di scegliere il partner in totale libertà, spinti da un’attrazione improvvisa o da una misteriosa “scintilla”. Eppure, se osserviamo la nostra storia relazionale con lente d’ingrandimento, scopriamo che le nostre scelte affettive sono spesso guidate da fili invisibili che partono da molto lontano: la nostra famiglia d’origine.
Il concetto di “Lealtà Invisibile”
In ottica sistemica, ogni individuo è profondamente legato al proprio albero genealogico da un senso di lealtà inconscia. Questa lealtà ci spinge, senza che ce ne rendiamo conto, a ripetere determinati schemi (o “copioni”) per non tradire il sistema da cui proveniamo. Se nella nostra famiglia il sacrificio era l’unica forma ammessa di amore, è molto probabile che cercheremo partner che ci chiedano di annullarci, confermando così un modello appreso nell’infanzia.
La Gestalt e il “Lavoro Incompiuto”
Nella terapia della Gestalt, guardiamo a queste ripetizioni come a situazioni aperte (unfinished business). Se non ho risolto un conflitto di autonomia con una figura genitoriale, potrei proiettare quel bisogno insoddisfatto sul partner, trasformando la relazione in un campo di battaglia per battaglie che appartengono al passato. La relazione presente diventa così il palcoscenico dove cerchiamo, spesso inutilmente, di dare un finale diverso a un vecchio copione.
Rompere lo schema: dalla ripetizione alla scelta
Prendersi cura di un legame significa anche avere il coraggio di guardare questi fili. Non si tratta di colpevolizzare il passato, ma di riconoscerlo per quello che è: una mappa che non siamo obbligati a seguire per sempre.
I “copioni” che portiamo nel legame
Perché finiamo in queste dinamiche? La risposta è spesso scritta nei nostri copioni familiari. Ognuno di noi porta nella relazione i modelli appresi nella propria famiglia d’origine.
- Modelli appresi: se siamo cresciuti in un ambiente dove l’amore era sinonimo di sacrificio, cercheremo partner che ci chiedono di annullarci.
- Familiarità del dolore: cerchiamo inconsciamente situazioni che ci facciano rivivere sensazioni note, perché anche se dolorose, le sappiamo gestire meglio dell’ignoto.
Questi fili invisibili ci portano a recitare sempre la stessa parte, rendendo il partner “tossico” il co-protagonista perfetto per un dramma che conosciamo fin dall’infanzia.
La Cura: Prendersi cura del “tra”
Nell’ottica del prendersi cura, la terapia non cerca un colpevole da additare. Il lavoro clinico consiste nell’osservare quello che succede nello spazio “tra” le due persone attraverso tre pilastri fondamentali:
- Consapevolezza: riconoscere i segnali del corpo (ansia, senso di colpa, stanchezza cronica) che ci dicono che il legame è in apnea.
- Responsabilità: smettere di subire la dinamica e iniziare a chiedersi quale parte di noi sta alimentando questo incastro.
- Autonomia: ricostruire le proprie radici per poter stare in piedi da soli, senza usare l’altro come una stampella.
La cura non è necessariamente “salvare” la relazione a ogni costo, ma salvare il Sé che si era smarrito in quel legame, ritrovando la dignità di un incontro autentico.
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Niccolò Di Paolo | Psicologo Gestalt
Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Toscana (n. 11261). Ricevo presso lo studio professionale di Firenze (zona Piazza Alberti), Bologna (zona San Vitale) e tramite consulenza Online.