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Come la Psicologia della Gestalt ha dato forma alla Psicoterapia della Gestalt

La Psicoterapia della Gestalt ha una “nonna” illustre e rigorosa: la Psicologia della Gestalt (o psicologia della forma) nata in Germania all’inizio del ‘900.

Mentre i primi ricercatori studiavano come l’occhio percepisce una linea o un colore, non sapevano che stavano scrivendo le leggi con cui noi, oggi, decodifichiamo il dolore, le relazioni e il senso della vita.

Il principio cardine è semplice quanto rivoluzionario: “Il tutto è differente dalla somma delle singole parti” (che oggi banalmente chiameremo Olismo, termine filosofico e scientifico che definisce esattamente l’idea che un sistema non sia riducibile alla somma delle sue parti).

Noi non percepiamo dati isolati, ma configurazioni dotate di senso. Il problema sorge quando queste configurazioni sono distorte da “difetti” della percezione che ci fanno scambiare il passato con il presente.

In seduta, l’approccio fenomenologico significa riconoscere che non soffriamo per i “fatti” in sé, ma per come il nostro cervello li ha organizzati. Comprendere questi meccanismi è il primo passo per smettere di essere vittime di un’ottica distorta e iniziare a vedere la realtà per quella che è.

Dai laboratori di Berlino alla provocazione di Fritz Perls

Prima che diventasse una terapia, la Psicologia della Gestalt era una faccenda di laboratori e dati scientifici, guidata da giganti come Max Wertheimer, Wolfgang Köhler e Kurt Koffka. Furono loro a mappare le leggi della forma, ma fu Fritz Perls, insieme a sua moglie Laura Perls e all’intellettuale Paul Goodman, a compiere il salto dal laboratorio alla clinica.

Scegliere il nome “Gestalt” per il loro nuovo modello terapeutico fu un atto di pura provocazione. Negli anni ’50, il panorama era dominato dal Comportamentismo (che vedeva l’uomo come un topo da addestrare) e dalla Psicoanalisi (che lo vedeva come un archivio di traumi passati da sezionare).

Perls e i suoi collaboratori usarono il termine Gestalt per urlare al mondo che l’essere umano non è un insieme di pezzi da riparare, ma un’unità totale e indivisibile che agisce nel presente. Fu una rivoluzione: smettere di guardare al “perché” analitico per concentrarsi sul “come” fenomenologico della percezione.

I difetti della percezione: la mente che completa il disegno

La Psicologia della Gestalt ha individuato leggi precise che governano il nostro sguardo.

Ad esempio, la Legge della Chiusura ci spinge a completare automaticamente una figura interrotta: se vediamo un cerchio spezzato, il nostro cervello “chiude” il buco per dare un senso al tutto.

In ambito psicologico, questo diventa il bisogno ossessivo di trovare risposte a situazioni rimaste in sospeso (Gestalt aperte). Se una relazione finisce senza una spiegazione, la nostra mente continua a girare a vuoto nel tentativo di “chiudere il cerchio”, creando spesso narrazioni dolorose e arbitrarie pur di colmare quel vuoto percettivo. Altri difetti comuni sono la Prossimità (tendiamo a raggruppare elementi vicini, anche se non hanno nulla a che fare tra loro) e la Somiglianza, che ci porta a generalizzare esperienze diverse solo perché condividono un dettaglio superficiale.

Il conflitto Figura-Sfondo: quando il passato copre il presente

Uno dei concetti più potenti che abbiamo ereditato è quello di Figura-Sfondo. In un ambiente sano, ciò che ci serve o ci colpisce emerge come “Figura” nitida, mentre il resto rimane “Sfondo” sfocato. Tuttavia, la percezione può ingannarci: un oggetto di colore rosso si confonde con uno sfondo di colore rosso.

In terapia, cerchiamo di far distinguere l’evento attuale (l’oggetto in figura) da ciò che appartiene alla storia della persona (lo sfondo). Spesso i traumi passati non restano sullo sfondo, ma “macchiano” la figura presente. È un vero difetto di percezione: un evento neutro di oggi si sovrappone a un evento doloroso di ieri, rendendoli indistinguibili.

È come quando qualcuno ti accarezza su un punto del corpo che ti fa male o è ferito: l’altro sta facendo una carezza, ma il danno pregresso nel tuo corpo ti fa percepire quel tocco come un cazzotto. Non è “cattiveria” dell’altro, è un difetto di ricezione dovuto a una ferita ancora aperta sullo sfondo della tua vita.

Fregare il difetto di percezione: il punto di vista 6-9

Un altro classico esperimento della Gestalt mostra un segno tracciato a terra: per chi sta da una parte è un 6, per chi sta dall’altra è un 9. Entrambi hanno ragione, ma entrambi hanno una visione parziale. Il problema nasce quando ci cristallizziamo in un unico punto di vista, convinti che la nostra percezione sia l’unica verità possibile.

In seduta usiamo tecniche come la Sedia Calda o il “saltare” da una parte all’altra del conflitto per rompere questa rigidità. Questo esercizio non serve solo a immedesimarsi nell’altro, ma a fregare il difetto di percezione originale. Vedere se stessi dall’esterno o guardare l’evento da un’altra angolazione permette al cervello di elaborare nuove informazioni che prima erano letteralmente “invisibili”. Cambiando la posizione nel campo, cambia la forma (la Gestalt) dell’esperienza.

Ripulire le lenti della consapevolezza

La Psicoterapia della Gestalt non vuole “aggiustarti”, ma vuole aiutarti a ripulire le lenti con cui guardi il mondo.

Quando impariamo a distinguere tra ciò che sta accadendo ora e ciò che proiettiamo noi, il dolore smette di essere un rumore di fondo insopportabile e diventa un segnale comprensibile.

Prendere coscienza di questi automatismi percettivi ci restituisce la libertà. Non sei più costretto a reagire a ogni “carezza” come se fosse un “cazzotto”; puoi iniziare a sentire il contatto per quello che è, lasciando che il passato torni a fare da sfondo, senza più invadere la scena del tuo presente.

Se hai l’impressione di vivere situazioni che si ripetono o se i tuoi rapporti sono offuscati da vecchi dolori che non riesci a distinguere dal presente, la terapia può aiutarti a ritrovare una visione nitida. Possiamo lavorare insieme per distinguere la figura dallo sfondo e permetterti di tornare a vedere chiaramente la tua strada, nei miei studi di Firenze, Bologna oppure Online.

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Niccolò Di Paolo | Psicologo Gestalt

Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Toscana (n. 11261). Ricevo presso lo studio professionale di Firenze (zona Piazza Alberti), Bologna (zona San Vitale) e tramite consulenza Online.

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