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La trappola del perfezionismo: quando l’eccellenza è solo un alibi per non sentire la paura

Esiste una forma di controllo molto sofisticata che si traveste da dedizione assoluta: il perfezionismo.

Spesso lo vendiamo come una virtù, ma in realtà è una azione compulsiva nel vero senso della parola. Non cerchiamo il meglio; stiamo disperatamente cercando di placare un’ansia che ci morde alla gola.

Il perfezionismo è il rumore bianco che usiamo per coprire il silenzio assordante della nostra paura di agire. È il tentativo disperato di rendere il mondo un posto prevedibile, dove il rischio di fallire è (illusoriamente) azzerato.

Il perfezionismi visto dalle lenti della Gestalt

In Gestalt, il perfezionismo viene affrontato come ogni altro evitamento, ovvero come una barriera al contatto con la realtà.

Rimandiamo, rifiniamo e aggiungiamo l’ennesima virgola perché, finché il progetto non è “perfetto”, non dobbiamo sottoporlo al giudizio o all’impatto con l’altro. Esattamente come l’evitamento di chi fa 2000 cose al giorno — che è un’altra strategia per non contattare la paura — il perfezionismo ci tiene prigionieri in una sala d’aspetto. La differenza è che l’evitante puro scappa, mentre il perfezionista resta lì a lucidare le catene della sua gabbia dorata.

Minimizzare il rischio: l’illusione della preparazione infinita

Ci prepariamo minuziosamente per ridurre quel salto, per rendere il vuoto meno profondo. Studiamo ogni dettaglio per sentirci “pronti”, convinti che esista un punto di arrivo in cui il rischio scomparirà del tutto. Ma questa è una bugia che raccontiamo a noi stessi per non guardare l’abisso. Va bene prepararsi, va bene voler fare le cose con cura, ma arriva un momento in cui la preparazione diventa una palude che inghiotte l’azione.

Perché la verità cruda è questa: il vuoto resta vuoto. Nessuna preparazione, per quanto maniacale, potrà mai eliminare l’incertezza del momento in cui staccherai i piedi da terra. Il perfezionismo è solo un modo per spostare il traguardo sempre un metro più in là, così da non dover mai affrontare il momento della verità. Ma prima o poi, quel “saltino” lo dovrai fare. E in quel momento, scoprirai che non era la perfezione a mancarti, ma il permesso di essere vulnerabile.

Il coraggio è agire CON la paura

Abbiamo un’idea distorta del coraggio. Pensiamo che sia l’assenza di paura, o quel senso di onnipotenza di chi non vede il pericolo. Non è così. Il coraggio non ha niente a che vedere con l’incoscienza, né con il fare compulsivamente altre duemila cose per sentirsi “attivi”. Il coraggio è un atto di consapevolezza pura: è sentire il tremore nelle mani, il vuoto nello stomaco, e fare quella determinata cosa comunque.

Agire con la paura: è questo che ti rende libero. In studio, lavoriamo per smascherare l’alibi del “non sono ancora pronto”.

Passiamo dalla ricerca della perfezione alla dignità dell’azione reale. Affrontare il vuoto significa accettare che il salto sarà sempre, in parte, un mistero non controllabile. Solo smettendo di nasconderti dietro la maschera del perfezionista puoi finalmente incontrare la tua forza. Perché la vita non accade quando tutto è impeccabile, ma accade quando decidi che il desiderio di esistere nel mondo è diventato più grande della paura di sbagliare.

Sei stanco di aspettare il momento perfetto per iniziare a vivere?

Se senti che il tuo perfezionismo è diventato un limite che ti impedisce di agire, forse è il momento di guardare cosa stai cercando di non sentire. Nei miei studi di Firenze e Bologna, o nei percorsi Online, lavoriamo per trasformare l’ansia del controllo nel coraggio dell’azione forse imperfetta, ma finalmente tua.

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Niccolò Di Paolo | Psicologo Gestalt

Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Toscana (n. 11261). Ricevo presso lo studio professionale di Firenze (zona Piazza Alberti), Bologna (zona San Vitale) e tramite consulenza Online.

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